Introduzione
Il quartetto di sassofoni è una delle formazioni più versatili e affascinanti del panorama musicale contemporaneo. Grazie alla sua particolare combinazione timbrica, dal suono luminoso del soprano fino alla profondità vellutata del baritono, offre un’incredibile varietà di colori, dinamiche ed espressività. Questa ricchezza lo rende adatto a un’ampia gamma di generi e linguaggi musicali, dalla scrittura più lirica e tradizionale fino alle sperimentazioni timbriche e strutturali tipiche della musica contemporanea.
Comporre per quartetto di sassofoni significa confrontarsi con un ensemble in grado di comportarsi, a seconda del contesto, come un piccolo coro, un’orchestra in miniatura o un unico organismo sonoro dal respiro fluido e cangiante. Le possibilità di fusione tra le voci, il gioco delle articolazioni, l’uso dei registri e delle tecniche estese offrono al compositore uno spazio creativo estremamente stimolante.
In questo articolo esploreremo i principali modi di scrivere per quartetto di sassofoni nell’ambito della musica classica e contemporanea, concentrandoci sulle strategie compositive più efficaci, sull’equilibrio tra le parti e sull’uso consapevole del timbro e della tessitura. L’obiettivo è fornire spunti pratici e riflessioni utili a chi desidera avvicinarsi alla composizione per questa formazione, valorizzandone al meglio le sue potenzialità espressive e comunicative.
I ruoli del quartetto di saxofoni
Come già spiegato nel precedente capitolo, la formazione standard del quartetto di sax prevede un sax soprano, un contralto, un tenore e un baritono (SATB). Come intuibile, nella maggior parte della musica scritta per questa formazione, la melodia principale viene affidata allo strumento più acuto, ossia il saxofono soprano. Ne consegue che al baritono viene di sovente assegnato il ruolo di “basso” e, ai restanti due membri, la parte di sostegno armonico o di controcanto.
Va detto che in questa “disposizione dei ruoli”, sicuramente non c’è nulla da obbiettare, e senza dubbio si tratta di una scelta funzionale da parte del compositore. Daltronde questo avviene similarmente con molta musica per quartetto d’archi. Tuttavia per rendere il nostro brano più interessante possiamo giocare affidando il tema e l’accompagnameto sempre a membri diversi del quartetto. Questo in effetti ha almeno due vantaggi: il primo, quello che ho già citato, di rendere il brano meno scontato e più interessante per l’ascoltatore, il secondo quello di variare la parte che l’esecutore andrà ad eseguire, rendendola meno noiosa e più stimolante.
Non esistono, quindi, dei veri e propri ruoli definiti in quartetto, o meglio, sta alla fantasia del compositore, che può divertirsi e “mischiare le carte”.
La disposizione delle parti nella scrittura omofonica
Prima di addentrarmi nell’ambito della scrittura polifonica e dell’accompagnamento di una melodia, mi sembra d’obbligo parlare della scrittura omofonica o “corale”. E’ vero che i sax, come tutti gli strumenti a fiato, di solito prediligono altri tipi di scrittura, tuttavia molti esempi di brani recenti composti per quartetto, smentiscono questa tesi. Ad esempio molti brani del compositore americano David Maslanka, hanno una scrittura tipicamente corale che, con l’impasto timbrico del quartetto di sax, adotta delle sonorità che ricordano un organo.
Esempio tratto dal brano “Recitation Book” di David Maslanka; “Fanfare/Variation on Durch Adams Fall”.
Comunque, per quanto riguarda una buona disposizione accordale, possiamo seguire le regole dell’armonia tradizionale e avremo un buon risultato. Tuttaviadesidero fare degli esempi di disposizioni meno scolastiche, che possono arricchire la tavolozza di colori a disposizione del compositore.
Una buona regola di base può essere quella di mantenere, andando verso il registro grave, un’ampia distanza (anche un’ottava o una dodicesima) tra baritono e tenore, e una distanza inferiore fra tenore, contralto e soprano (non più di una sesta). Anche se come dicevo queste regole non sono universali ovviamente.
Di seguito alcuni esempi di buone disposizioni che possono essere usate come spunto:
Per ogni esempio: a sinistra le note reali e a destra della doppia stanghetta le note trasportate per ogni strumento.
Qui invece delle disposizioni che sarebbe meglio evitare:
Per quanto riguarda l’andamento delle voci, se seguiamo i principi della buona andatura delle parti, difficilmente sbaglieremo. Tuttavia, in un contesto musicale più contemporaneo, queste regole potrebbero risultare limitative. Ecco quindi un piccolo esempio di una banalissima armonizzazione di una linea melodica, senza seguire le regole ferree dell’armonizzazione del basso classico; a mio avviso ottenendo comunque un interessante risultato sonoro.
Qui troviamo sopra l’esempio con le note reali e sotto quello trasportato. Da notare le quinte parallele fra Baritono e Tenore che suonano molto bene, anche se “poco ortodosse”. L’undicesima non preparata sul secondo accordo al sax soprano. Lo sforzato sul battere della seconda battuta per accentuare l’accordo con la nona aggiunta. L’incrocio delle parti negli ultimi due accordi tra tenore e contralto rende più interessante l’andamento delle voci.
Nell’ultima battuta l’accordo di RE maggiore in ff , se scritto con questa disposizione delle parti, risulta più facile da intonare. Questo perchè la terza (FA# reale) viene eseguita dal sax contralto che legge un RE#. Questa nota è più semplice da correggere (solitamente da abbassare) rispetto al SOL# che avrebbe dovuto eseguire il sax tenore, se non avessimo scambiato le voci. Difatti il SOL#, a meno di modifiche allo strumento che non tutti i musicisti apportano, non è possibile correggerlo con posizione meccaniche delle dita, ma eventualmente solo modificando l’impostazione della bocca. E’ quindi più “sicuro” per il musicista applicare correzioni con l’uso di chiavi, quando possibile.
Di seguito le note che non possono essere corrette tramite questo metodo:
- tutte le note gravi dal SIb/LA basso fino al Do# non possono essere corrette;
- abbassare l’intonazione delle note dal RE al MI gravi;
- abbassare l’intonazione del SOL sulla seconda riga e di quello l’ottava superiore;
- abbassare o alzare l’intonazione del SOL# sulla seconda riga e di quello l’ottava superiore;
- abbassare o alzare l’intonazione del SOL# sulla seconda riga e di quello l’ottava superiore;
- abbassare l’intonazione del SI sulla terza riga e di quello l’ottava superiore.
La scrittura contrappuntistica
Il quartetto di sassofoni si presta in modo eccellente alla scrittura contrappuntistica, grazie all’omogeneità timbrica tra gli strumenti e alla loro ampia estensione complessiva. Ogni voce (dal soprano al baritono) possiede una chiara identità sonora ma si fonde perfettamente con le altre, permettendo di costruire trame polifoniche equilibrate e trasparenti. In questo tipo di scrittura, le singole parti diventano più indipendenti, dialogando tra loro in modo dinamico e continuo.
Un esempio classico di approccio contrappuntistico è la fuga a quattro voci, nella quale ciascun sassofono assume, a turno, il ruolo di portatore del soggetto. Il soprano, con il suo registro brillante, può introdurre il tema con chiarezza e incisività, mentre il contralto e il tenore sviluppano le risposte e le controsoggetti, creando un intreccio ricco e articolato. Il baritono, infine, fornisce la base armonica e ritmica, ma può anche emergere con linee autonome di grande espressività.
Le trascrizioni di fughe di Johann Sebastian Bach rappresentano un banco di prova ideale per il quartetto di sassofoni. Brani come la Fuga in sol minore BWV 578 (“Little Fugue”) o alcune fughe dal Clavicembalo ben temperato vengono spesso adattati per questa formazione, offrendo risultati sorprendentemente efficaci: la purezza della scrittura bachiana si sposa alla perfezione con il calore e la duttilità del suono dei sassofoni. In questi arrangiamenti, le linee mantengono la loro indipendenza ma guadagnano una nuova dimensione timbrica, quasi “vocale”, che valorizza il carattere espressivo di ciascuna voce.
Oltre alle fughe, il quartetto si presta molto bene anche alla realizzazione di canoni, imitazioni e intrecci polifonici più liberi, che possono essere impiegati anche in contesti compositivi contemporanei. Ad esempio, un compositore può giocare con la densità delle voci, far emergere brevi motivi imitativi tra soprano e tenore, oppure creare contrappunti ritmici per dare movimento e varietà al tessuto musicale.
In questo modo, la scrittura contrappuntistica nel quartetto di sassofoni non si limita a riproporre modelli storici, ma diventa un terreno fertile per sperimentazioni timbriche e ritmiche. La trasparenza della polifonia si unisce alla flessibilità espressiva dello strumento, offrendo infinite possibilità creative a chi desidera comporre per questa formazione.
Ecco un esempio da una fuga tratta dal mio brano “Fantasia on the Homme Armè Theme” per quartetto di sax e organo:






In questo esempio troviamo una classica fuga a 4 voci con tutti gli elementi classici come soggetto e controsoggetto, esposti uno alla volta per ogni strumento. L’organo in questo caso non fa altro che raddoppiare e rafforzare le quattro parti. Da notare che, all’entrata del baritono, l’accompagnamento si svuota. Questo permette alla melodia di essere chiara e udibile, dato che il registro medio alto del sax baritono non è particolarmente sonoro. Scriverlo l’ottava sotto sarebbe risultato pesante e goffo.
Tema accompagnato
A questo punto ci dedichiamo ai modi che possiamo utilizzare per accompagnare un tema. Il metodo più scontato è quello di affidare la melodia al sax soprano e l’accompagnamento agli altri strumenti, come nell’esempio 1 (tutti gli esempi sono scritti in note reali). Nell’esempio 2, invece, Il tema viene affidato al sax contralto un’ottava sotto, il suo registro ideale.
Possiamo affidare il tema anche ai restanti membri del quartetto, facendo attenzione che il registro sia adeguato. Teniamo conto che, per quanto riguarda l’esempio 3, le note che legge il sax tenore sono:
In alcuni casi potrebbe essere anche necessario cambiare tonalità per rendere la melodia adatta allo strumento alla quale la vogliamo affidare, come nell’esempio 4.
Una tecnica molto interessante è quella di affidare il tema a ottava ai due estremi del quartetto (soprano e baritono). Mentre contralto e tenore scambiano un accompagnamento basato, in questo caso, su degli arpeggi (come al numero 5). In questo modo un passaggio, che se fosse stato assegnato ad un solo strumentista sarebbe stato tecnicamente molto impegnativo, viene alleggerito e semplificato. Da notare che, per dare continuità a questi arpeggi spezzati, viene aggiunta una quinta nota che coincide con la prima dell’arpeggio dell’altro strumento, in modo da concatenare meglio le due parti. Se scegliamo questa tecnica dobbiamo decidere una velocità congrua alla difficoltà in modo da rendere il passaggio eseguibile.
Nell’esempio 6, banalmente, il tema è affidato a soprano e contralto in ottava, per dargli più spessore. Possiamo anche decidere di far cantare due sax “tagliati” nella stessa tonalità come nell’esempio 7, e di arricchire leggermente l’accompagnamento, dando più movimento alla parte del baritono. Per quest’ultimo, generalmente non è un problema eseguire ampi salti, anche di una dodicesima.
Se invece decidiamo di armonizzare il tema (come avviene qui sotto), dobbiamo prestare attenzione agli equilibri. Infatti la voce superiore (la principale) deve trovarsi in un registro sonoro dello strumento, nel caso del sax di solito si parla del range medio-alto: dal RE sulla quarta riga in su. Nell’esempio 8, oltre ad una variazione dell’accompagnamento simile a quella dell’esempio 5, vediamo contralto e tenore che cantano il tema armonizzati per terze. Allo stesso modo nell’esempio 9 accade la medesima cosa fra baritono e tenore. In questo caso però ho pensato di cambiare la tonalità per una migliore resa sonora, modulando quindi in Mib maggiore.
Concludendo, gli esempio riportati sopra, vogliono solo essere degli spunti e possono NON essere adatti ad alcuni contesti o brani. Esistono una miriade di tecniche per scrivere o arrangiare un tema accompagnato per quartetto di sassofoni. Sta al compositore decidere, in quel caso, quale sia la scelta migliore, secondo il suo gusto, sensibilità ed esperienza. I sax sono strumenti estremamente versatili che possono agilmente adattarsi ad ogni ruolo nel contesto della musica da camera.
Nel prossimo articolo del Blog ci concentreremo sulle tecniche estese eseguibili sul saxofono, sulle modalità di notazione di quest’ultime e sul loro utilizzo nella musica d’insieme.
