Introduzione

Intorno al 1840 Adolphe Sax, costruttore di strumenti e musicista belga, inventò il saxofono. Nonostante le iniziali difficoltà, Sax si impegnò a lungo per diffondere il nuovo strumento, pensato originariamente per l’orchestra ma affermatosi inizialmente nella musica militare. Già nel XIX secolo, il compositore Jean-Baptiste Singelée scrisse le prime opere significative per quartetto di saxofoni. Tuttavia, fu Marcel Mule, secondo professore di saxofono al Conservatorio di Parigi dopo Sax, a dare un impulso decisivo al riconoscimento del quartetto di saxofoni, fondando nel 1928 il Quatuor de Saxophones de Paris.
Oggi il quartetto di saxofoni è una formazione consolidata, alla quale sempre più compositori – tra cui il sottoscritto – dedicano nuove composizioni.
Organico
Solitamente, il quartetto di sax è composto (dal più acuto al più grave) da un sax soprano in Sib, un contralto in Mib, un tenore in Sib e un baritono in Mib (SATB). Questa è la formazione più classica e diffusa.

Tuttavia, può capitare di trovare – soprattutto nell’ambito della musica jazz e leggera – un secondo sax contralto al posto del soprano (AATB).
Le differenze tra le due formazioni sono principalmente due. In primo luogo, la versione con il soprano ha un’estensione complessiva più ampia.
In secondo luogo, si rileva una differenza timbrica: la formazione con il soprano possiede un colore più “brillante” e “squillante” rispetto alla versione con due contralti. Questo è probabilmente uno dei motivi che ha portato alcuni musicisti jazz a preferire la seconda opzione, insieme al fatto che il sax soprano è sicuramente lo strumento più complesso della famiglia1.
È inoltre possibile, anche se raro, trovare combinazioni ancora più insolite, come nei brani RudiMental for Baritone Saxophone Quartet di Nick Heilborn e The Low Quartet di Michael Gordon, per quattro sax baritoni.
Alcune composizioni includono anche membri più rari della famiglia: il sax basso in Sib (un’ottava sotto il tenore) e il sopranino in Mib (un’ottava sopra il soprano).

Estensione
L’estensione “da manuale” di tutti i sax è la seguente:

I nuovi modelli di sax soprano sono spesso dotati di una chiave aggiuntiva (c6) che consente di raggiungere agevolmente il Sol acuto. Allo stesso modo, i sax baritoni moderni dispongono di una chiave supplementare per il pollice sinistro che permette di estendere il registro grave fino al La (Do reale).
Occorre inoltre considerare che l’estensione di ogni singolo strumento può essere aumentata verso l’alto mediante la tecnica dei sovracuti. Questi suoni, in breve, sono armonici ottenuti tramite specifiche posizioni delle dita e una maggiore pressione dell’aria.
Va tenuto presente che alcuni musicisti riescono più di altri a spingersi nel registro sovracuto; sotto è riportata un’estensione generalmente accessibile a tutti i sassofonisti professionisti.

La tecnica dei sovracuti è largamente utilizzata nella musica originale per quartetto di sax, come in Ciudades di Guillermo Lago, Recitation Book di David Maslanka, The Soul is Here for Its Own Joy dello stesso Maslanka. È altrettanto comune nelle trascrizioni, soprattutto da quartetto d’archi a quartetto di sax, dove spesso risulta indispensabile. Io stesso ne faccio ampio uso in alcuni miei lavori, come El Dorado, Fantasie on the Homme Harmé Theme, ecc..
La regola generale per i sovracuti è evitare passaggi tecnicamente veloci con queste note, soprattutto se contengono salti ampi e rapidi, che possono risultare difficili o scomodi da eseguire.
I sovracuti possono essere suonati sia in fortissimo (ff) che in pianissimo (pp), ma più lo strumento è acuto, più risulta faticoso eseguirli in dinamiche molto basse. Al contrario, con strumenti gravi (tenore e baritono), i sovracuti risultano efficaci anche in p e pp.
È importante anche ricordare che, a causa della distanza tra gli armonici e di altri fattori legati all’ancia e al tipo di bocchino, i sovracuti sono generalmente più facili ma meno controllabili negli strumenti gravi, mentre sono più faticosi ma più controllabili negli strumenti acuti.
Introduzione alla scrittura per quartetto di saxofoni
Quando si scrive per quartetto di sax, è fondamentale conoscere non solo le estensioni e le caratteristiche timbriche dei registri, ma anche ricordare che si tratta di strumenti traspositori.
Questo significa che:
| Strumento | Intervallo |
|---|---|
| Sax soprano in Sib | Seconda maggiore sopra |
| Contralto in Mib | Sesta maggiore sopra |
| Tenore in Sib | Nona maggiore sopra |
| Baritono in Mib | Tredicesima maggiore sopra (una sesta più un’ottava) |

Oggi, grazie ai software di notazione musicale, è consigliabile scrivere in note reali e lasciare al programma il compito della trasposizione2. Tutti i sax leggono in chiave di violino, senza eccezioni.
Un’altra scelta importante riguarda la tonalità in cui scrivere. Questa dipende anche dal livello degli esecutori.
Se il brano è destinato a musicisti dilettanti o studenti, le tonalità migliori sono quelle con i bemolli: Fa maggiore, Re minore, Sib maggiore, Sol minore, Mib maggiore, Do minore, Lab maggiore, Fa minore.
Se invece si scrive per professionisti, non è necessario preoccuparsi troppo della tonalità, anche se è preferibile evitare quelle con troppe alterazioni in chiave.
Per esempio, se si scrive in Mi maggiore reale, il soprano e il tenore avranno le parti trasposte in Fa♯ maggiore, mentre gli altri due in Do♯ maggiore (o enarmonicamente in Re♭ maggiore). In questi casi, se non si può evitare, conviene non usare l’armatura e inserire le alterazioni nota per nota.
Su tutti i sax, le note basse (dal Fa al Sib circa) sono generalmente di difficile emissione, specialmente nelle dinamiche p o pp.
Alcuni musicisti professionisti sono in grado di eseguire pianissimi controllatissimi, ma, specialmente nei brani di livello facile, è consigliabile assegnare dinamiche dal mf in su.
Tendenzialmente, queste note sono più facili da eseguire sugli strumenti gravi, come il sax baritono. Tuttavia, condizioni climatiche avverse o una meccanica non perfetta possono creare problemi.
Una possibile soluzione, in alcuni casi, è l’uso del subtone, una tecnica tipica del jazz ma ormai diffusa anche nel repertorio classico. In questo caso, il labbro inferiore si posiziona in modo diverso (alcuni strumentisti appoggiano anche parte della lingua sull’ancia) per ottenere un suono più soffuso e delicato.
Questa tecnica è efficace per produrre note gravi in pp o ppp, anche se a volte il suono può risultare un po’ “soffiato”.
Il subtone funziona molto bene su sax soprano, contralto e tenore, mentre è più difficile da ottenere sul baritono, specialmente nelle sue note più gravi3.

Nei prossimi articoli ci concentreremo nel dettaglio nelle tecniche di scrittura per quartetto di sassofoni.
